Ambiente

Immergersi nella natura, costeggiare le alte pareti rocciose su cui nidifica il falco pellegrino, scoprire il profumo delle orchidee selvatiche, seguire i sentieri del CAI verso rifugi e santuari di montagna, abbeverarsi alle sorgenti, arrivare sulla vetta del Monte Petrella e scoprirsi a soli 6 km in linea d’aria dal mare…una stimolazione sensoriale a 360 gradi è quella che il visitatore può sperimentare lasciandosi alle spalle le spiagge del litorale per addentrarsi verso il Parco Naturale dei Monti Aurunci. Formia è anche questo.

Salendo verso il monte Altino dal borgo medioevale di Maranola, la nostra porta di accesso al Parco Naturale dei Monti Aurunci, la prima sensazione è quella di un massiccio montuoso brullo e coperto di macchia mediterranea, con le ginestre, l’albero di giuda, i fiori di Mirto, le erbe aromatiche della valeriana e della salvia che ben presto lasciano spazio ai lecceti di Monte Ruazzo, ai faggeti del Petrella, ai prati e ai pascoli del più verde e fresco versante nord orientale dove fiorisce anche la rosa pendulina e la viola pseudogracilis.

Il particolare microclima dovuto alla prossimità del mare ha favorito lo sviluppo di numerose specie di orchidee selvatiche, dalle forme inconfondibili e delicate. Non è difficile imbattersi, dalla fine di marzo fino ad ottobre inoltrato, in esemplari di Orchis Italica, conosciuta anche come “uomo nudo”, di Serapis Cordigera, detta “serapide cuoriforme”, e di Orchis Purpurea, l’orchidea maggiore, soprattutto se ci si inerpica sui 794 metri del Monte Lapillo; i più fortunati potranno anche ammirare un ibrido esclusivo dei Monti Aurunci, l’Orphys Terrae Laboris.

Ma quale esploratore, inoltrandosi in un parco, non sogna appostamenti per avvistare gli animali che popolano la riserva? Rapaci diurni e notturni, quali il gheppio, il già citato falco pellegrino, il nibbio, il barbagianni, il gufo e la civetta nidificano sui costoni rocciosi, mentre il sottobosco è popolato da donnole, faine, volpi, ricci, tassi, lepri ed istrici. E a stimolare la curiosità di grandi e piccini è la possibilità di avvicinare, nelle frequenti pozze d’acqua, specie particolari di tritoni e di salamandre.

La vegetazione nasconde un territorio composto prevalentemente da strati di calcare e dolomia nei cui fossili è custodita la storia di un microambiente marino che, in seguito ai movimenti crostali, ha dato vita all’orogenesi della cosiddetta Dorsale dei Volsci, di cui gli Aurunci fanno parte insieme ai Lepini e agli Ausoni, avvenuta nel Miocene Superiore.

La composizione chimica delle rocce affiorate, costituite principalmente da carbonato di calcio, combinandosi con i fenomeni atmosferici ha dato vita a quello che comunemente è noto con il nome di carsismo. Il paesaggio roccioso dei monti si presenta, infatti, solcato e modellato da fessure carsiche, le cui dimensioni possono variare da pochi centimetri a diversi metri, e dalle doline, depressioni nel terreno il cui diametro può superare il centinaio di metri caratterizzate, nella parte più depressa, dalla presenza di uno o più inghiottitoi che convogliano le acque verso la falda sottostante. A queste manifestazioni superficiali si aggiungono quelle del carsismo sotterraneo che rendono il sottosuolo dei Monti Aurunci una zona di grande interesse speleologico, con cunicoli, cavità e inghiottitoi.

Nel territorio del parco che ricade nel comune di Formia, il Club Alpino Italiano (CAI) propone diversi sentieri, segnalati con le tipiche bandierine bianco-rosse riportate su alberi o su rocce, che consentono di scoprire le bellezze paesaggistiche e naturalistiche di questi monti. Eccone alcuni.

Gli amanti del patrimonio floristico posso incamminarsi lungo il sentiero n. 55 che permette di ammirare buona parte delle numerose orchidee del parco, nonché la rara Ophrys Fusca. Lungo questo cammino non è raro l’incontro con gheppi e poiane che volteggiano alla ricerca di prede.

Gli appassionati di geologia e speleologia seguendo il medesimo sentiero (n. 55) potranno raggiungere il pianoro carsico di Piano Terruto, dove è ben rappresentato il fenomeno del carsismo superficiale, mentre i sentieri nn. 56 e 61 focalizzano l’attenzione verso il carsismo sotterraneo. Numerose sono le grotte e le cavità che possono essere visitate se opportunamente preparati ed equipaggiati, sebbene alcune di esse siano solo per esperti speleologi; tra le più importanti sono da ricordare la Ciauchella (296 metri), le Grotte di Fabio e l’abisso di Vallaroce che, con i suoi 560 metri, è uno dei più profondi del Lazio.

A chi invece vuole concedersi un’escursione misteriosa ed emozionante consigliamo il sentiero n. 61 che conduce alla dolina conosciuta come Fossa Joanna, una depressione di origine carsica che, secondo le leggende autoctone, sarebbe attraversa di tanto in tanto dallo spirito di una janara, la strega di nome Joanna. Qualcuno asserisce che la donna, legata sentimentalmente ad un brigante, avrebbe tradito i propri compagni svelando il loro nascondiglio e, per questo, sarebbe stata giustiziata. Ripreso il cammino, una volta in vetta a quella che è la cima più alta degli Aurunci, il monte Petrella con i suoi 1533 metri di altitudine, la fatica verrà premiata da uno scenario indimenticabile che spazia dai monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, al Circeo fino alla Penisola Sorrentina. A rendere ancor più spettacolare il paesaggio è la vista delle isole dell’Arcipelago Pontino, di Ischia, di Procida e di Capri.

Un capitolo a parte è da riservarsi al sentiero n. 60 che dal rifugio di Pornito conduce alla chiesa di San Michele Arcangelo, un piccolo eremo risalente all’830 d.C. riedificato nelle forme attuali, che riecheggiano lo stile gotico, nel 1893. Il sentiero viene percorso ogni anno da numerosi fedeli che, l’ultima domenica di giugno, conducono la statua del santo in processione verso i monti, per poi ricondurla in paese la domenica che precede il 29 settembre, festa del Santo. Secondo la tradizione, l’Arcangelo avrebbe scelto la tranquillità e la misticità di questo luogo per fuggire dalle iniquità della vita quotidiana. La venerazione per San Michele rivela in realtà influssi longobardi nel patrimonio culturale e religioso del nostro territorio; a questo popolo si deve, infatti, la diffusione del culto micaelico sempre contraddistinto da alcuni elementi peculiari, quali la grotta, l’acqua miracolosa e il contesto naturale impervio ed appartato.

Proseguendo il sentiero è possibile, infine, raggiungere la vetta del monte Redentore (1252 m s.l.m.) su cui si erge una statua in ghisa del Cristo innalzata nell’anno giubilare 1900 nell’ambito di un progetto nazionale che prevedeva la collocazione su 20 vette, scelte tra le più rappresentative e panoramiche d’Italia, di altrettanti monumenti commemorativi di un evento destinato ad inaugurare l’inizio del nuovo secolo.

Al Parco dei Monti Aurunci si aggiunge, nel territorio del comune di Formia, un’ulteriore area protetta situata lungo la costa, sul promontorio di Gianola: il Parco Regionale della Riviera d’Ulisse. Qui, all’immersione (non solo figurata) nella natura si associa quella nelle testimonianze del passato rappresentate da un complesso residenziale risalente al I sec a.C. attribuito a Mamurra, un ricco cavaliere formiano.

All’interno del parco, un’Oasi Blu preserva l’ambiente marino caratterizzato da fondali rocciosi e, a tratti, anche sabbiosi, su cui troviamo alghe coralline e alghe verdi. Triglie, salpe, saraghi, cerchie e cavallucci di mare sono invece incontri frequenti per chi decide di dedicarsi ad un tranquillo seawatching. La vegetazione costiera è quella tipica della macchia mediterranea.

Sono vietate la pesca e la navigazione a motore.