Cicerone

Il clima mite, l’equidistanza tra l’Urbe e la Campania e il paesaggio ameno fecero di Formia una meta ambita di soggiorno delle classi dominanti romane e dell’aristocrazia urbana. Le testimonianze archeologiche permettono di datare intorno al II-I sec. a.C. il periodo più fiorente dell’attività edificatoria ed artistica a Formia. Era un diffuso costume romano che davanti alle villæ maritimæ venivano talvolta costruite delle piscinæ salsæ o peschiere per l’allevamento di pesci prelibati di cui erano ghiotti personaggi romani che da essi presero il cognome come C. Sergio Orata e L.L.Crasso Murena. Si spiega il numero elevato di peschiere a Formia (Varrone le definisce costosissime, Cicerone e Marziale le chiamano ironicamente piscinarii, ossia acquari) per l’abbondanza dei corsi d’acqua sorgivi lungo la costa. Tali allevamenti erano posti dove poteva avvenire l’acquatio, cioè la miscela di acqua dolce e salata preferita dai pesci. Le peschiere venivano costruite con malta di calce e pozzolana, che indurisce in acqua, mista a pietrame, lo stesso materiale di cui ci parla Vitruvio per la costruzione dei moli dei porti:

Il più illustre proprietario di una villa a Formia fu Cicerone; in varie lettere scritte ad Attico, il suo più assiduo corrispondente, si trova citato più volte il Formianum, luogo prediletto da Cicerone; da qui segue i fatti politici a Roma al tempo della guerra civile; qui lo raggiungono la moglie Terenzia e la figlia Tullia, nei pressi della sua villa trova la morte per mano dei sicari di Antonio. Forse si può identificare la proprietà di Cicerone in alcuni ruderi di una basis villæ con fronte a nicchie sul litorale di Vindicio, in corrispondenza della cosiddetta Tomba di Cicerone.

Le fonti letterarie indicano il Formianum nella parte costiera occidentale del territorio di Formia al confine con quello di Gaeta, nel punto in cui si allarga la piana di Pontone. Cicerone stesso scrive ad Attico (1,4): “Le statue che mi hai inviato in passato non le ho ancora viste, sono nel Formiano dove io penso di recarmi al più presto. Le porterò tutte nel Tuscolano e se avrò più possibilità ornerò la villa di Gaeta.” Evidentemente Cicerone chiama la villa sia Formiano che di Gaeta.

E Livio (10, 4,1): “E da Formia, il tempio di Apollo di Gaeta benedetto dal Cielo”. Anche Plutarco, nella Vita di Cicerone, (II, 47) dice: “La villa, piacevole per il tepore estivo in quanto esposta a gradevoli venti, ha un piccolo tempio di Apollo sopra il mare”. Cicerone parla dei suoi vicini: “Io qui non ho una villa, ma una basilica a causa della frequenza dei Formiani. Caio Arrio è vicinissimo e non vuol saperne di andare a Roma per stare qui con me a filosofare tutti i giorni. E dall’altra parte Sebosio, quello amico di Catulo.” (Ad Att. II,14). E ancora: “È arrivato nel Formiano il pretore Caio Sosio per cercare Manio Lepido, nostro vicino” (Ad Att. VIII, 6).

Nel 1754 Erasmo Gesualdo da Gaeta sosteneva che il Formianum si trovasse sul tratto della Via Appia tra Castellone (Formia) e Gaeta, presso il colle Acervara, davanti alla tradizionale Tomba di Cicerone. Un’iscrizione, ACERBA ARA, secondo il Gesualdo, si riferisce al nome del luogo dove trovò la morte Cicerone.

Fonte: Ricerche storiche a cura del Liceo Classico Vitruvio Pollione