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CICERONE E FORMIA
Il più illustre proprietario di una villa a Formia fu Cicerone; in varie lettere scritte ad Attico, il suo più assiduo corrispondente, si trova citato più volte il Formianum, luogo prediletto da Cicerone; da qui segue i fatti politici a Roma al tempo della guerra civile; qui lo raggiungono la moglie Terenzia e la figlia Tullia, nei pressi della sua villa trova la morte per mano dei sicari di Antonio. Forse si può identificare la proprietà di Cicerone in alcuni ruderi di una basis villæ con fronte a nicchie sul litorale di Vindicio, in corrispondenza della cosiddetta Tomba di Cicerone.
E Livio (10, 4,1): “E da Formia, il tempio di Apollo di Gaeta benedetto dal Cielo”. Anche Plutarco, nella Vita di Cicerone, (II, 47) dice: “La villa, piacevole per il tepore estivo in quanto esposta a gradevoli venti, ha un piccolo tempio di Apollo sopra il mare”. Cicerone parla dei suoi vicini: “Io qui non ho una villa, ma una basilica a causa della frequenza dei Formiani. Caio Arrio è vicinissimo e non vuol saperne di andare a Roma per stare qui con me a filosofare tutti i giorni. E dall’altra parte Sebosio, quello amico di Catulo.” (Ad Att. II,14). E ancora: “È arrivato nel Formiano il pretore Caio Sosio per cercare Manio Lepido, nostro vicino” (Ad Att. VIII, 6). Nel 1754 Erasmo Gesualdo da Gaeta sosteneva che il Formianum si trovasse sul tratto della Via Appia tra Castellone (Formia) e Gaeta, presso il colle Acervara, davanti alla tradizionale Tomba di Cicerone. Un’iscrizione, ACERBA ARA, secondo il Gesualdo, si riferisce al nome del luogo dove trovò la morte Cicerone. Fonte: Ricerche storiche a cura del Liceo Classico Vitruvio Pollione
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